Vita e Miracoli di San Vincenzo Ferrer.
Vita e Miracoli di San Vincenzo Ferrer.



Un monaco Domenicano poco conosciuto dai giovani.

La sua Vita piena di esperienze paranormali.

Il mondo cristiano riporta molti miracoli e tanti casi di morti resuscitati. Nel libro "I morti risuscitati, Storie Vere di 400 miracoli di risurrezione", a cura di Padre Albert J. Herbert, S.M. (Edizioni Segno) sono descritti centinaia di casi di resurrezioni compiute da diversi Santi cristiani. Il solo monaco San Vincenzo Ferrer (1350-1419) resuscitò almeno 28 persone. San Vincenzo Ferrer è un santo spagnolo che venne canonizzato nel 1458.

I miracoli di San Vincenzo Ferrer da un dipinto del 1473.


Da un dipinto del 1473 nella chiesa di S. Petronio a Bologna, sono rappresentati alcuni miracoli di San Vincenzo Ferrer: la Guarigione della donna storpia, la Resurrezione di una donna ebrea, il Salvataggio di un bambino in una casa colpita da un incendio, la Resurrezione di un bambino ucciso dalla madre gravida e impazzita e la Guarigione di un ferito. Data la fama che si stava creando intorno al giovane monaco, onde evitare pericoli per Vincenzo e disturbi per la comunità nella quale si trovava, il priore gli aveva proibito di fare cose straordinarie e miracoli senza il suo permesso. E Vincenzo aveva accolto con umile sottomissione tale ingiunzione.

Lasciò sospeso nell'aria un muratore che stava cadendo.

Un giorno passò da una via e vide un uomo che cadeva da una alta impalcatura... subito intercedette per lui e l'uomo fu fermato per aria...
Tutto avvenne una mattina nella quale Vincenzo stava tornando in Convento da un impegno di carità, e transitava davanti alla nuova costruzione delle carceri della città. Vincenzo stava osservando il lavoro dei muratori, quando all’improvviso si sentì dall'alto della impalcatura il fragore di una rottura rovinosa, ed un uomo da lassù stava cadendo. E’ stato un momento, un attimo. Vincenzo Ferrer rivolto verso di lui gli intimò perentorio:
- Fermati! - e quello si fermò per aria, e continuò a gridare implorante:
- Fra Vincenzo, salvatemi! -
- Torno subito. - gli disse il Santo - Vado a prender il permesso dal mio superiore! -
E di corsa si recò in Convento che era a pochi passi da quella costruzione. Possiamo immaginare come il priore sia rimasto incredulo all’incredibile racconto. Così si recò subito insieme a Vincenzo sul luogo ed divenne testimone di quanto stava accadendo. Vincenzo ordinò allora al muratore di scendere tranquillo dalla incerta posizione aerea, tra lo stupore e l'entusiasmo di tutti, e l’infinita riconoscenza del povero muratore graziato. Evidentemente il priore non insistette più nelle sue proibizioni, lasciando al monaco di esercitare i suoi prodigiosi poteri secondo l'ispirazione divina e le necessità del momento. Divulgatosi il fatto tanto straordinario si accrebbe in modo inverosimile la fama della santità di Vincenzo nella sua Valencia, in Spagna.

San Vincenzo Ferrer col dito indice rivolto verso il cielo.

San Vincenzo Ferrer viene raffigurato col braccio alzato e col dito indice rivolto al cielo come a ricordarci che Una è la fonte di Vita e di Amore e che tutte le grazie elargite provengano da lassù e non da lui. San Vincenzo Ferrer non è molto conosciuto dalle generazioni moderne. Egli è uno dei Santi sempre disponibile col suo Amore incondizionato ad aiutare chi si trova in difficoltà. Per chi ha il dono della veggenza, egli può apparire con una fiammella di fuoco sul capo. Ad alcuni è apparso con un enorme alone di Luce intorno al suo corpo astrale, simile a tante lingue di fuoco. San Vincenzo potrebbe aiutare a risolvere i casi difficili in cui la guarigione non è avvenuta.
Un giorno San Vincenzo Ferrer stava leggendo il trattato di San Girolamo sulla perpetua verginità di Maria, e raccomandava alla Madonna la virtù della sua purezza. All’improvviso gli si presentò (gli apparve) un nero etiope che gli dice perentorio:
- Non pretenderai di assomigliare alla Madonna; è ben difficile conservarsi puri e ben presto te ne accorgerai -
Vincenzo rimase sgomento, ma in quel momento la statua della Madonna si animò e disse al suo servo fedele:
- Chi ti parlava poco fa era il demonio. Non lasciarti sfiduciare, persevera con coraggio; riponi la tua speranza in Dio ed Egli sarà sempre la tua forza. -
Era quanto umilmente cercava di fare Vincenzo, e sperimentò ben presto la gravità della tentazione e l'efficacia della divina protezione.

Una donna nobile e bella si innamorò di San Vincenzo.

E questa volta non si tratta di una tentazione interiore o di una visione ma di una tentazione concreta incarnata in una donna nobile e bella, e di più perdutamente innamorata di Vincenzo giovane, bello, dotto, da tutti osannato. Conosciamo il nome di lei: Ines Hernandez.
Lei lo seguiva e lo ascoltava dappertutto, alimentando la sua passione, ma non riusciva ad avvicinarlo, stretto come era sempre da tanta gente; escogitò allora un piano: si finse malata, e fece chiamare Vincenzo per essere confessata. Vincenzo va tranquillo. La bella Ines, dopo alcune frasi impacciate e incerte, non tarda a manifestargli i suoi precisi sentimenti amorosi con esplicite parole, mentre comincia a scoprire e ad offrire il suo bellissimo corpo.
Il giovane religioso si accorge subito come stavano le cose; si alza immediatamente e dopo aver pronunciato all'indirizzo della disgraziata dolorose e amare parole, se ne va. E la donna invece di rientrare in se stessa e vergognarsi di quanto aveva architettato, per spirito di rivalsa e di vendetta, piena di furore incominciò a gridare, quasi per accusare Vincenzo di averle mancato di rispetto. Ma perse immediatamente la favella (la voce) perché un demone (un’entità, un guscio astrale o un fantasma della sua mente) si era impossessato di lei. Furono fatti immediati ma inutili esorcismi; e il demone ripeteva “che non se ne sarebbe andato sin quando non fosse venuto a esorcizzarlo colui che trovandosi in mezzo alle fiamme non si era bruciato”. Nessuno capiva a chi si riferissero quelle parole; fu interrogato anche Vincenzo, e anche lui fu invitato ad esorcizzare la poveretta. Dopo non poche esitazioni accettò, e il demonio allora per bocca dell’ossessa urlò:
Eccolo, eccolo colui che frammezzo alle fiamme non si lasciò bruciare.
Così dicendo uscì dal corpo della donna lasciandola tramortita. Ines si riebbe; apprese, se pur tardi, la lezione; visse in seguito una vita cristiana ordinata e virtuosa.
Ma non fu tutto. C’era qualcuno, come sempre avviene, che gli voleva male. Architettarono addirittura di introdurre nella sua cella una prostituta e ci riuscirono, mentre egli secondo il suo solito si tratteneva in chiesa a pregare ed a disciplinarsi, prima di andare a dormire. Arrivato nella sua cella trovò una donna bellissima seduta sul suo lettino. Credette che fosse un demone che gli appariva in quelle sembianze. Subito si fece il segnò della la Croce e disse:
- Che fai qui, nemico di Dio? -
- Non sono un demonio - gli rispose quella - ma sono una donna che non può più resistere all'amore per voi, e ho trovato il modo di entrare nella vostra camera. -
Con voce carezzevole e vellutata e con gesti espressivi lo invitava ad accogliere l’offerta di se stessa, non solo in quel momento, ma anche in futuro. Vincenzo inorridito da tanta sfacciataggine, alzata la mente a Dio, le rivolse severe parole, imponendole di tornare da dove veniva; minacciandole una morte improvvisa e l'inferno, poiché aveva tentato di macchiare un’anima e un corpo consacrati a Dio sin dall'infanzia, e le disse altre gravi parole.


Prese il braciere e sparse i carboni ardenti sul pavimento.

Ma vedendo che non giovavano né esortazioni, né minacce per farla andar via, volle ripetere il gesto che aveva fatto in simili circostanze il Beato Domenico Cuvo suo confratello. Prese il braciere che aveva portato in cella, sparse i carboni ardenti sul pavimento e, sdraiatosi sopra di essi, rivolto alla donna le disse:
- Vieni, se ne hai l’animo, vieni pure; che per fare quanto vuoi occorre un letto di fuoco. -
Alla vista del Santo che giaceva sul fuoco ardente senza bruciare, la donna allibi, gli si gettò ai piedi pentita e gli rivelò tutto. Vincenzo le disse di non parlare del fatto con nessuno, ma lei invece volle far conoscere la cosa in giro; e ne venne rinnovata fama di santità per Vincenzo, una grazia particolare per la donna stessa, che da allora mutò completamente vita, e insieme il più vivo scorno per i suoi detrattori.


Nel convento Domenicano di Valencia.

Nel Convento di Valencia c’era un monaco il quale, pur essendo religioso e teologo, era un uomo di squallidi costumi: se la intendeva di nascosto con alcune prostitute; e non aveva solo tale grave disordine ma era anche molto invidioso della santità e della fama del suo confratello Vincenzo che rappresentava per lui un grave e vivo rimprovero. Successe che, dopo aver passato una notte con una di quelle donne di malaffare, quando si trattò di pagarla, prima di dimetterla, riuscì a darle molto meno denaro di quanto la donna pretendeva. Lamentandosi inutilmente con lui volle che il frate le rivelasse il suo nome; ed egli, per liberarsi di impaccio e per gettare discredito sul confratello, disse di chiamarsi Vincenzo Ferrer.


Il tentativo di infamia contro Vincenzo Ferrer.

La donna si lamentò del frate con il suo protettore ed a lui rivelò il nome che le era stato indicato. Il fatto fu risaputo, con grande meraviglia di quanti vedevano Vincenzo ammantato dalla aureola di virtù. Tra i tanti rimase singolarmente meravigliato il fratello di Vincenzo, Bonifacio, che era a quel tempo tra i maggiorenti della città. La cosa non sembrava credibile e fu necessaria una riprova. Ci sarebbe stata in città una processione, alla quale avrebbero partecipato i religiosi, e anche i frati Domenicani. Alcuni cittadini colsero l’occasione perché la donna potesse indicare con precisione il frate incriminato. Mentre passava Vincenzo le chiesero se era veramente lui; ma lei disse di no; anzi affermò di conoscere e stimare quel padre per averne ascoltato una predica in cattedrale. Non era lui, ma era quello che lo seguiva; lei lo riconobbe molto bene. Il colpevole fu chiamato dalle autorità, fu convinto del suo peccato e della ignominiosa calunnia divulgata contro il santo confratello. E la fama della santità di Vincenzo non solo non diminuì ma aumentò grandemente, come una luce che brilla più luminosa sullo sfondo oscuro delle miserie umane e delle perverse intenzioni.


Le ire di alcune donne verso Vincenzo Ferrer.

Un altro fatto in cui le donne non sono protagoniste, ma solo implicate. Avvenne che partendo da Lerida, Vincenzo si trovò un giorno davanti alcuni uomini, usciti improvvisamente da una boscaglia, i quali con fare minaccioso parlavano intenzionati non solo a picchiarlo ma perfino a farlo fuori.
Erano tenutari di case di prostituzione, o comunque gente che sfruttava le misere donne, e che da tempo si vedeva senza guadagno, poiché il Santo con la sua predicazione continuava a convertire molte di quelle sventurate.
Vincenzo anche allora non si scompose; li affrontò; fece un segno di croce; disse qualche parola di rimprovero e di invito, e ancora una volta si ritrovò quegli uomini armati in ginocchio ai suoi piedi. Stupendo è il prodigio che Vincenzo operò verso certi suoi aggressori scatenati dalle intemperanze di una donna.



A Tolosa e una donna disturbava la sua predica.

Il Santo stava predicando in Francia e precisamente a Tolosa nel 1417, e una donna disturbava la predica con le sue ciance; richiamata da Vincenzo e dalle persone presenti pretese di continuare nel suo comportamento tanto che alcuni presenti la obbligarono ad allontanarsi con le buone e con le cattive. Grandemente esasperata di quanto era accaduto, e decisa di lavare l'offesa, appena arrivata a casa convinse due giovinastri suoi figlioli a vendicare il raffronto che ella pretendeva di aver ricevuto dal monaco Vincenzo. Non le ci volle molto per convincerli a prendere le armi, ed essi si dissero decisi a usarle non appena Vincenzo si fosse allontanato dalla folla. Ad un certo momento gli furono addosso per trucidarlo. Ma appena fecero il gesto di colpire rimasero con le braccia inaridite e immobili, come se fossero divenute di marmo (paralizzate). A questo punto i due giovani sbigottirono, e subito piegati a più miti consigli, atterriti e compunti si gettarono ai piedi di Vincenzo chiedendogli umilmente perdono per l’attentato, supplicandolo che ridesse loro l’uso delle braccia. II perdono l'ebbero subito poiché questa era l'abitudine di Vincenzo verso chiunque lo avesse offeso; quanto all'uso delle braccia lo avrebbero ripreso dopo che avessero ammonito la loro madre di confessare tre suoi peccati che mai aveva manifestato in vita sua; quando lei avesse fatto questo anche essi avrebbero ottenuto la liberazione delle braccia. E ciò puntualmente avvenne dopo che quella mamma si fece umile e accettò l'ammonimento del Santo, giunto a lei in modo tanto perentorio.


L’apparizione di un Angelo.

Se lo scontro di Vincenzo con i demoni fu frequente, (per demoni si intende la presenza di entità basse, forme pensiero e gusci astrali) egli ebbe anche la gioia dell’incontro con angeli buoni, ne ricordiamo uno, del quale la memoria dura sino ai nostri giorni.
Vincenzo tornava a Barcellona nell'estate del 1409 e la città come sempre si preparava ad accoglierlo con grande entusiasmo, ed erano stati perfino stanziati dei fondi per il mantenimento dello stuolo di penitenti che ormai abitualmente lo seguivano;



Re Martino e Vincenzo Ferrer alle porte della città.

Perfino il re Martino lo accolse alle porte della città. Vincenzo stava entrandoci attorniato da tutti quando si fermò; aveva visto al centro della strada un grande e bellissimo giovane che aveva nelle mani una spada e una corona.
Vincenzo capì subito (avendo la veggenza e la chiaroudienza) che si trattava di una creatura angelica, e gli rivolse la parola chiedendogli che cosa facesse.
- Per ordine di Dio custodisco la città. - gli rispose la creatura celeste.

Tutti erano stupiti nel vederlo e sentirlo parlare senza vedere nessuno accanto a lui; e Vincenzo disse loro che avrebbe spiegato tutto il giorno dopo; (Dalle mie parti, uno che parla da solo in strada viene definito uno squilibrato, un pazzo.)


Davanti al re Martino disse che aveva parlato con un Angelo.

Ciò che appunto fece il giorno seguente, esortando i cittadini alla gratitudine verso Dio per aver dato un Santo Custode alla loro città, come lo ha dato a ogni altra città e ad ogni persona, secondo gli insegnamenti ecclesiastici e quanto liturgicamente si festeggia il 2 Ottobre, la festa dell'Angelo Custode.

Da allora, la porta dell'incontro di Barcellona si chiamò la Porta dell'Angelo, e il 2 Ottobre viene celebrata una commemorazione dell'avvenimento.

Demolita la porta, oggi il nome è rimasto alla via:
"Calle de la puerta de l’Angel."



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